Radiotelefonia in mare
Comunicare in mare è importante almeno come saper navigare. Non a caso fin dall'antichità l'uomo ha sempre ricercato un modo per comunicare in mare con gli altri naviganti. Il motivo è molto semplice. In mare si è isolati dal resto del mondo. Le distanze, il rumore e le diverse condizioni ambientali non consentono di comunicare con gli altri natanti. Come risposta a questo problema sono nati diversi canali di comunicazione marittima:
- la segnalazione visiva (es. bandiere, vele, segnali visivi)
- la segnalazione acustica
- la segnalazione luminosa (fuochi, lumi).
Col passare dei secoli le segnalazioni hanno trovato una loro codificazione universale, una sorta di lingua comune degli uomini di mare. Non importava quale lingua si parlasse, la trasmissione di segnali da nave a nave doveva consentire a tutti di comprendere le richieste di aiuto, informazioni su eventuali pericoli per la navigazione, avvisi, problemi ecc.
La radiotelefonia in mare
Alle tradizionali forme di comunicazione in mare si sono aggiunte quelle offerte dal progresso tecnologico. La più importante è senza dubbio la radiotelefonia. La diffusione della radiotelefonia ha avuto inizio nel XX secolo ed ha completamente rivoluzionato la comunicazione in mare. La comodità del mezzo di trasmissione ha consentito di comunicare 'in chiaro', come normalmente si usa fare al telefono. E' quindi venuta meno, almeno in parte, la codifica universale delle tradizionali forme di comunicazione. La praticità del mezzo ed il vasto raggio di trasmissione ha reso la radiotelefonia il principale canale di comunicazione tra i natanti. Negli ultimi venti anni le tecnologie satellitari, l'informatica e la telematica hanno ulteriormente potenziato l'utilità della radiotelefonia marittima.
15 / 01 / 2009
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